COMUNE DI GUARDIAGRELE

solo centro storico

(Provincia di Chieti) 

ALTITUDINE  m. 576 s.l.m.

ABITANTI  9.092 (1540 nel borgo)

IL NOME

Nelle fonti documentarie il nome Guardiagrele è attestato per la prima nel 1271 e appare come il risultato della fusione di due toponimi di età diversa: quello del villaggio di Grele, di probabile origine altomedievale, incastellato dai Normanni alla metà del XII sec., e quello dell’abitato della Guardia, sorto agli inizi del XIII secolo immediatamente all’esterno del perimetro murario del castello normanno di Grele

LA STORIA

Impossibile documentare le presunte origini della città in epoca longobarda o addirittura in età imperiale romana, tanto care alla tradizione, per l’assoluta mancanza di fonti certe. Una villa quae vocatur Grele, forse di formazione tardoantica o altomedievale, è elencata in una bolla di papa Alessandro II dell’anno 1070 tra i possedimenti del monastero benedettino di San Salvatore a Maiella.

La stessa villa di Grele compare, meno di un secolo dopo, nel Catalogus Baronum tra le pertinenze della Contea di Manoppello. Per esigenze difensive e per un più agevole controllo del territorio circostante, i Normanni incastellarono la villa di Grele nella parte più alta della collina sulla quale oggi si adagia la città; di tale fortificazione, nota nelle fonti come castello di Grele, resta solo una massiccia torre quadrata (il cosiddetto Torrione Orsini), che però mostra le evidenze di diversi rifacimenti operati nei secoli successivi, a partire dall’età sveva. Agli inizi del Duecento la nobile famiglia de Palearia, acquisita la titolarità della Contea di Manoppello, favorì la rapida espansione urbanistica di un borgo munito all’esterno delle mura del castello di Grele; l’abitato assunse la denominazione di Guardia, in quanto effettivamente “faceva la guardia” al lato più vulnerabile del castello.

Nel corso dei secoli XIII e XIV, l’agglomerato assunse la fisionomia di una cittadina fortificata, nella quale si insediarono via via tutti i principali ordini monastici dell’epoca: Benedettini, Francescani, Clarisse, Celestini e infine Domenicani. Al dominio della famiglia de Palearia, fedele agli Svevi, seguì inizialmente quello dei de Sulliaco, al contrario fautori degli Angioini, ed infine quello dei potenti Orsini di Roma, i quali contribuirono in maniera decisiva all’affermazione di Guardiagrele in seno alla Contea di Manoppello. A conferma della vivacità economica e civile della città, Napoleone II Orsini nel 1391 ottenne dal re di Napoli il permesso di coniare i bolognini, piccole monete d’argento che recavano impresso il nome del sovrano, Ladislaus, insieme alla sigla della zecca, GVAR.

Esautorati gli Orsini agli inizi del Quattrocento, la città colse al volo l’opportunità di elevarsi al rango di libera Universitas autonoma, dotandosi di statuti comunali propri; l’età della municipalità demaniale coincise col periodo di maggior splendore artistico, protrattosi per tutto il XV secolo, che raggiungerà la massima espressione con i capolavori creati da Nicola da Guardiagrele.

Nel corso del Seicento, il ritorno sotto il controllo di una feudalità tradizionalista e retriva e alcune epidemie di peste avviarono la progressiva decadenza della città, favorita anche dal fortissimo terremoto del 1706, che distrusse buona parte del borgo.

Nel febbraio 1799 Guardiagrele venne ulteriormente devastata dalle truppe francesi del generale Coutard, alle quali si erano uniti gruppi di facinorosi provenienti dalla vicina Orsogna, cittadina con la quale era in corso da decenni una controversia sui rispettivi confini amministrativi.

Per alcuni anni, subito dopo l’Unità d’Italia, i briganti della “Banda della Maiella”, capeggiati da Domenico Di Sciascio di Guardiagrele e dai suoi due fratelli, diedero notevole filo da torcere alla nuova autorità nazionale, subentrata all’amministrazione borbonica.

Subito dopo l’armistizio, tra la fine del ’43 e la prima metà del ’44, occupata dalle truppe tedesche, la città subì pesanti bombardamenti da parte delle forze alleate, che arrecarono seri danni al suo patrimonio artistico ed urbanistico, in particolare alle due chiese di Santa Maria Maggiore e San Francesco.

DA VEDERE

I capolavori artistici di Nicola da Guardiagrele nel Museo del Duomo: il gruppo scultoreo dell’Incoronazione della Vergine e i frammenti della croce processionale del 1431, trafugata nel 1979 e recuperata solo in parte.

La particolare posizione al cospetto della Maiella, col centro storico in cui l’alternarsi sapiente della pietra e del mattone testimonia di un tessuto urbanistico formatosi tra il XIII e XV secolo ma che reca evidenti segni di interventi, dovuti a esigenze diverse, protrattisi fino a tempi anche molto recenti.

Purtroppo quella che Gabriele D’Annunzio chiamò “città di pietra”, quasi un pezzo di “natura” dentro la natura, presenta ancora numerose incongruenze (saracinesche, infissi in alluminio, insegne luminose). In attesa di una più decisa opera di riqualificazione, conviene dunque andare subito al sodo e iniziare la visita del centro storico partendo dalla collegiata di Santa Maria Maggiore, sorta agli inizi del Duecento con funzioni di chiesa cimiteriale extra moenia e divenuta, nei secoli seguenti, il principale edificio della città. Il prospetto è caratterizzato da una massiccia torre campanaria, alla base della quale si apre uno stupendo portale ogivale quattrocentesco, tra i più eleganti del gotico abruzzese. Magnifico, nella lunetta del portale, il gruppo scultoreo dell’Incoronazione della Vergine di Nicola di Guardiagrele, oggi esposto nel Museo del Duomo. Sotto il porticato con colonne, di fianco all’ingresso laterale, si può ammirare un grandioso affresco raffigurante san Cristoforo, opera del 1473 di Andrea Delitio; sotto il porticato del lato opposto, nell’unica campata non danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, rimangono fatiscenti stucchi barocchi a decorare la volta a crociera e un’edicola rinascimentale che incornicia un delicato affresco del XV secolo raffigurante la Madonna del Latte. Il grandioso interno del duomo, frutto di un’ardita opera di sopraelevazione attuata nel 1706, presenta una gradevole e coerente ornamentazione barocca, con grandi altari a parete che ospitano tele sei/settecentesche e statue di santi. Al disotto della chiesa si trova San Rocco, già cappella della Madonna del Riparo, realizzata con funzioni di soccorpo per la sopraelevazione settecentesca della collegiata; a tre navate con volte a botte e archi a tutto sesto, è arricchita da una sontuosa decorazione barocca e conserva, sulle pareti di controfacciata delle navate laterali, due archi ogivali erratici, di stile gotico fiorito, realizzati da maestranze teutoniche attive in Abruzzo nei primi decenni del Quattrocento.

Il complesso conventuale di San Francesco si presenta oggi nelle forme conferite con gli interventi attuati tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento; il complesso però prese a strutturarsi a partire dal 1276, quando venne consentito ai Francescani di insediarsi nel centro storico occupando la preesistente chiesa di San Siro. L’opera di edificazione si protrasse per alcuni decenni, come testimoniano il portale principale, opera del 1320 circa, riferibile alla scuola dello scultore lancianese Francesco Perrini, ed il chiostro laterizio, anch’esso databile al XIV secolo. Dal 1343 la chiesa custodisce le reliquie di san Nicola Greco, fatte traslare in città dal conte di Manoppello Napoleone Orsini e ancora oggi custodite nel coro alle spalle dell’altare, in una sontuosa urna ottocentesca di legno dorato e cristallo. Notevoli, nell’ambito della decorazione barocca dell’interno, alcune delle tele degli altari laterali, tra le quali si segnalano una Madonna con Bambino e Santi e una Annunciazione. In seguito alla soppressione degli ordini monastici, tutti gli ambienti conventuali ad eccezione della chiesa sono passati di proprietà del Comune ed oggi ospitano gli uffici municipali e tre musei cittadini.

La chiesa di San Nicola di Bari, nella parte alta dell’abitato, può considerarsi insieme a quella di San Silvestro uno dei primi edifici religiosi sorti nella nascente Guardia, tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Tuttavia, delle strutture di età medievale, resta solo il campanile, in quanto l’impianto originario a navata unica, così come lo si vede oggi, è frutto delle modifiche apportate nel XVIII secolo. Notevoli sono i due portali di età rinascimentale; l’interno conserva tele di pittori guardiesi, tra cui Nicola Ranieri e Ferdinando Palmerio. Di epoca rinascimentale è anche il portale della chiesa di San Silvestro, oggi sconsacrata, che per alcuni secoli venne amministrata dai Benedettini dell’abbazia di San Salvatore a Maiella; anche in questo caso l’interno, a tre navate, era stato modificato in età barocca, ma è stato riportato all’attuale, disadorna nudità con un restauro della seconda metà del Novecento.

La chiesa di Santa Chiara, in origine facente parte del convento delle Clarisse, sorto nella seconda metà del Duecento, è anch’essa caratterizzata all’interno da una profusione di stucchi e decori settecenteschi; interessanti sono il grande dipinto della volta, opera della prima metà del Settecento del pittore teatino Donato Teodoro, un crocifisso ligneo e alcune tele di scuola guardiese.

Il convento dei Cappuccini e la chiesa annessa risalgono al 1599. Oltre al gradevole, piccolo chiostro, la chiesa custodisce un monumentale altare ligneo di gusto tardo-barocco del XVIII secolo, che incornicia una grande e pregevole pala d’altare di inizio Seicento, ed un prezioso tabernacolo realizzato con legni pregiati di diverso colore, molto appariscente. Altri altari lignei, meno imponenti, si trovano nelle cappelle laterali.

Quanto all’architettura civile, l’esempio più importante è il Palazzo Vitacolonna, realizzato nel XVIII secolo interamente in mattoni. La monumentale facciata, ispirata a canoni ancora rinascimentali, con alternarsi di timpani triangolari e curvilinei, fronteggia il prospetto laterale del duomo e presenta una lunga balconata su mensole; di rilievo l’ingresso e l’imponente scalone su volte rampanti. Sulla volta di uno degli ambienti del piano nobile, si conserva un gradevole dipinto ottocentesco raffigurante Leda e il cigno, opera del pittore guardiese Francesco M. De Benedictis.

Palazzo De Lucia è un magnifico monumento di architettura residenziale del XVII secolo, ubicato lungo via Roma. Ha un importante portale e una scalinata interna a volte rampanti e presenta pregevoli ambienti interni, arredati con gusto.

Palazzo Elisii (XVI-XVIII secolo) si trova lungo via Tripio ed è caratterizzato da un grande portale bugnato che immette in un cortile interno; da notare l’elegante fattura delle finestre barocche, che spiccano su una facciata in pietrame minuto irregolare.

Palazzo Marini in via Cavalieri, secondo una tradizione localmente molto radicata ma impossibile da confermare, ospitò la zecca guardiese dove si coniarono i bolognini d’argento tra il 1391 e gli anni ’30 del secolo successivo; sulla facciata, per il resto alquanto manomessa, conserva un pregevole portale gotico a sesto acuto e timpano triangolare.

Da notare anche Palazzo Iannucci (XVI secolo), lungo via della Penna, Palazzo Liberatoscioli, realizzato negli anni ’20 del Novecento lungo via Modesto Della Porta, raro esempio di architettura Liberty, Palazzo Aloè (XVIII secolo) e l’adiacente Palazzo Vassetti, con facciata monumentale in bugnato, questi ultimi posti entrambi lungo via Roma, quasi a fronteggiare la chiesa di San Silvestro.

Si segnalano anche il monumentale ed elegante arco ottocentesco di Porta San Giovanni, che costituisce il principale varco di accesso alla città, nei pressi del quale si trova la Torre Adriana, torre circolare di età angioina che era posta al vertice settentrionale della cinta muraria di Guardiagrele. Lungo via Modesto Della Porta si trovano Torre e Porta San Pietro, uniche sopravvivenze del monastero celestino di San Pietro Confessore, fondato nel 1313.

IL PRODOTTO DEL BORGO

Sede del “Centro d’eccellenza per l’artigianato d’Abruzzo”, Guardiagrele offre al visitatore tutta la bellezza del “fatto a mano”: ferro battuto, ceramica, legno tornito, rame lavorato, tombolo, coperte e costumi abruzzesi, pietra lavorata, arte orafa e gioielli. 

IL PIATTO DEL BORGO

Particolarmente apprezzata dai visitatori è la produzione dolciaria e pasticcera: torroni, amaretti, marzapane e, soprattutto, le Sise delle monache, pudicamente chiamate anche Tre Monti, paste fresche di pan di spagna farcite di crema e cosparse di zucchero a velo.

MUSEI E GALLERIE D'ARTE

MUSEO DEL DUOMO. Ospitato in quella che era la navata originaria della chiesa di Santa Maria prima della sopraelevazione settecentesca, espone numerosi tesori, tra cui una croce-reliquiario in legno dipinto del XIV secolo, i frammenti della grande croce processionale in argento e smalti di Nicola da Guardiagrele (datata 1431), il gruppo scultoreo in pietra della Maiella dell’Incoronazione della Vergine, anch’esso opera di Nicola da Guardiagrele, due preziosi corali miniati della metà del Trecento, recuperati dopo il furto del 1979, e una statua lignea quattrocentesca, nota come Madonna dell’Aiuto.

MUSEO DEL COSTUME E DELLE TRADIZIONI. Ospitato nei locali al piano terra del chiostro di San Francesco e recentemente riallestito, espone oggetti e materiali della vita quotidiana che vanno dalla fine dell’800 alla prima metà del ’900, tra cui abiti femminili, strumenti del lavoro artigiano e contadino e ricostruzioni di ambienti d’epoca.

MUSEO ARCHEOLOGICO “F. FERRARI”. Oltre ai pochi materiali testimoni dell’attività di archeologo condotta agli inizi del Novecento dal parroco don Filippo Ferrari, espone nelle sale allestite al piano terra del Palazzo Municipale, in p.zza San Francesco, una quarantina di corredi funerari tra i più significativi venuti alla luce nel corso degli scavi condotti dalla Soprintendenza nella necropoli protostorica di Còmino tra il 1998 e il 2005: si tratta di armi, ornamenti e vasellame risalenti a un arco di tempo che va dalla fine del IX al III secolo a. C. Inoltre, nell’ultima sala, sono stati di recente esposti materiali preistorici rinvenuti in tre siti archeologici del circondario di Guardiagrele: Piano Venna (Eneolitico), Grotta Rutina, sulla Maiella (Paleolitico Medio), e Piano La Torre (Paleolitico Inferiore e Medio).

ANTIQUARIUM MEDIEVALE. In corso di allestimento nel chiostro di San Francesco, esporrà i più significativi tra i materiali scultorei superstiti dell’età medievale, databili tra XIII e XV secolo, salvatisi dai numerosi terremoti che hanno funestato la città e dagli interventi di età barocca, che hanno radicalmente mutato la fisionomia architettonica e urbanistica della Guardiagrele originaria.

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