Savoca
Sette facce e sette panorami

Comune di savoca
solo centro storico
(Provincia di Messina)
Altitudine
m. 303 s.l.m.
Abitanti
1742 (156 nel borgo)

Patrono
Santa Lucia, seconda domenica di agosto
info turismo
Ufficio Turistico, piazza G. D’Annunzio – tel. 0942 761125
comune.savoca@tiscali.it
www.comune.savoca.me.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Il toponimo sembra derivare dalla pianta del sambuco (savucu in dialetto) che un tempo proliferava spontanea nella zona. Un ramoscello di sambuco è raffigurato nello stemma medievale del paese.

 

La storia

1134, il re normanno Ruggero II fonda la baronia di Savoca unendo sotto la sua giurisdizione molti villaggi d’origine saracena; il territorio è affidato pro tempore all’Archimandrita del monastero del Santissimo Salvadore di Messina, che resterà barone di Savoca per molti secoli.
1282, Savoca partecipa alla rivolta dei Vespri Siciliani e, in seguito, alla quinta Crociata.
1308, nelle tre principali chiese di Savoca si officia secondo il rito cristiano d’Oriente dei monasteri basiliani.
1351, il castello di Savoca assume rilevanza strategica nella turbolenta storia dell’epoca; l’Archimandrita vi soggiorna quasi stabilmente con la sua corte e da qui amministra i beni che possiede in Val Demone; nel 1408 è documentata la presenza ebraica: i circa trecento giudei hanno una sinagoga vicino al palazzo della Curia.
1440, il censimento fa registrare 5145 abitanti (nello stesso anno Catania non supera i 30mila).
1580, una guarnigione spagnola presidia il litorale.
1676, il 3 novembre i notabili di Savoca firmano con il comandante dell’armata francese venuta in soccorso dei messinesi, ribellatisi al dominio spagnolo, una “vantaggiosa e onorevole capitolazione” che prevede diverse concessioni, con principi di democrazia e giustizia sociale.
1812, cessa di esistere la baronia di Savoca; a seguito dell’abolizione del feudalesimo e dell’entrata in vigore del nuovo ordinamento Borbonico, il paese diventa capoluogo di circondario e sede di uffici giudiziari.
1948, Savoca riacquista l’autonomia comunale perduta nel 1928.

Camminando su blocchi di pietra lavica, per capire il mistero di questo posto basta alzare lo sguardo verso ciò che resta del castello dei Pentefur, i mitici fondatori di Savoca, una comunità forse d’origine fenicia che si stanziò, in epoca imprecisata, sul colle che ancora ne porta il nome. S’intuisce che le pietre millenarie, i conventi, le piante, il vento, il mutevole paesaggio, persino il silenzio e i morti imbalsamati nelle catacombe, hanno una voce: raccontano storie affascinanti che emergono dal polveroso passato. Come quella dell’origine normanno-saracena del borgo, che non prenderebbe nome dalla pianta di sambuco – come credono i più – ma dall’arabo sabak, che significa unire, perché i saraceni avrebbero riunito in un unico mandamento i castelli della zona. Comunque sia, aveva ragione Leonardo Sciascia a dar credito al detto popolare secondo cui Savoca ha sette facce: Supra na rocca Sauca sta, setti facci sempri fa. Infatti, da qualsiasi parte si guardi, l’orizzonte offre scenari sempre nuovi: dall’azzurro del mar Ionio all’aspra costa calabra, dai verdi monti Peloritani all’Etna maestoso, dalle cisterne scavate nella roccia alle case separate da strapiombi dove attecchiscono il cappero e la ginestra. Sette panorami, potremmo dire, tutti diversi.

Nel 1962 Leonardo Sciascia descrisse un centro storico in rovina. Oggi il borgo ci accoglie con le strade lastricate con blocchi di basalto di pietra lavica, le case restaurate con i tetti di coppi siciliani, i portali e le finestre in pietra locale, gli eleganti prospetti che propongono i colori dell’antica Savoca, rendendo attuale l’elogio di uno storico del Settecento, Vito Amico: “Presentano leggiadria gli edifici dei cittadini, ma ineguali sono le vie giusta l’indole del declive terreno”. Se osserviamo la conformazione urbanistica, vediamo che le abitazioni sono raramente contigue, ma più spesso separate da strapiombi, spezzate dalla roccia, dove cresce spontanea la pianta del sambuco, a ricordarci il nome del paese. Ruderi, vicoli e cisterne scavate nella roccia conferiscono al luogo un fascino particolare, tanto più che è dominato dal castello Pentefur, forse costruito dagli arabi e poi ampliato dai normanni, ma che porta anche l’eco dei misteriosi fondatori aborigeni.
Nel medioevo Savoca era una città murata chiusa da due porte, una delle quali esistente.
Dalla trecentesca porta della città, costituita da un arco a sesto acuto in pietra locale, si accede al centro storico, dove subito s’incontrano l’antico Municipio e il palazzo Archimandritale, di cui rimangono poche vestigia. Qui vicino si trovava la sinagoga ebraica, documentata fino al 1470.
La chiesa di San Michele, di epoca anteriore al 1250, era anche il luogo di culto del castello, caro agli Archimandriti. Sul prospetto spiccano due bellissimi portali in stile gotico-siculo con archi in pietra arenaria: l’interno, a navata unica, parzialmente rifatto in stile barocco, contiene diverse opere d’arte, tombe gentilizie e affreschi. Il non credente che si convertiva al cristianesimo, secondo una documentata tradizione, doveva scalare a “ginocchioni”, in atto di penitenza, i suoi sette gradini, per poi ricevere il battesimo. La chiesa di San Nicolò, impropriamente detta di Santa Lucia poiché custodisce la statua della patrona di Savoca (quella di San Nicolò è stata venduta), risale all’inizio del XIII secolo e apparteneva anch’essa all’Archimandrita. Costruita su un massiccio spuntone di roccia, sembra protesa sul vuoto.
Un tempo vi officiavano i cappellani greci, oggi si presenta a tre navate e con un vago aspetto di fortezza dominante la valle sottostante. È stata uno dei famosi set del Padrino insieme al Bar Vitelli, ospitato a palazzo Trimarchi, edificio di architettura settecentesca. Ma il più importante monumento di Savoca è la chiesa Madre del XII secolo, alla cui giurisdizione erano soggette tutte le altre chiese, urbane e rurali, del territorio. È a tre navate con capitelli in stile romanico.
La costruzione originaria ci porta al periodo normanno. Nei suoi sotterranei si mummificavano i cadaveri e ancora oggi esistono i locali in cui si praticava l’empirico procedimento. Qui c’era la cattedra dell’Archimandrita: sul soglio ligneo, che si conserva ancora, è effigiato lo stemma archimandritale. Recentemente sono affiorati affreschi murali tardo-medievali riconducibili all’iconografia bizantina: un dipinto raffigura San Giovanni Crisostomo, il padre della chiesa cristiana d’Oriente. Accanto alla chiesa Madre si nota una costruzione tardomedievale con finestra a bifora cinquecentesca. Immancabile la visita alle catacombe, dove fino al 1876 si mummificavano i cadaveri secondo l’uso egizio.
I resti mortali dei notabili locali, dei patrizi e degli abati, vestiti con abiti del primo Ottocento, sono visibili nelle nicchie della cripta del convento dei Cappuccini, fondato nel 1574. Da visitare infine il monte Calvario, antico eremo che nel 1736 i gesuiti trasformarono in chiesa. Qui si trova il percorso della via Crucis, le cui stazioni sono parzialmente scavate nella roccia.

Piaceri e Sapori

Escursioni a cavallo, trekking, moto passeggiate (www.moripeloritani.it), tennis.
Informazioni presso Ufficio Turistico, tel. 0942 761125.

Il luogo si fa apprezzare per gli itinerari naturalistici. Il primo arriva sin dentro la pineta comunale, con un percorso di trekking che parte dalla marina e costeggia, tra il canto degli uccelli e lo scorrere dei ruscelli, la sede comprensoriale del Corpo forestale della Regione, ricca di specie vegetali autoctone (nel sottobosco fioriscono i gigli).
Il percorso del mito, invece, è collegato al Museo Comunale e si snoda, a partire dal Pizzo di Cucco, tra viottoli, antiche trazzere e colline dove abbondano i segni della civiltà contadina: casolari di pietra, aie, palmenti, recinti e pagliai dei pastori.
Il percorso storico, consiste nelle visite guidate ai monumenti, alle chiese e ai musei del centro storico, tenendo sotto osservazione le “sette facce di Savoca”, i sette diversi punti panoramici del borgo medievale.Esiste infine il percorso ciclabile che dalla spiaggia ionica conduce alla chiesa normanna dei Santi Pietro e Paolo di Agrò, uno dei gioielli architettonici della Sicilia.

Museo Comunale,
via San Michele, tel. 0942 761006: dedicato alla civiltà contadina, ha di particolare i proverbi e le poesie poste accanto agli oggetti e agli attrezzi.

Museo di Arte Sacra,
via chiesa Madre, tel. 0942 761125: oggetti e arredi sacri.

Museo dell’Emigrazione,
via dei Cappuccini, tel. 0942 761007: mostra fotografica sull’emigrazione nel comprensorio ionico.

Passione di Cristo,
domenica delle Palme e vigilia di Pasqua: rappresentazione vivente della Passione nell’incantevole scenario del Monte Calvario (XIV secolo); un centinaio d’attori in costumi d’epoca segue il percorso scavato nella roccia, che termina con la crocifissione di Cristo.

Santa Lucia,
seconda domenica d’agosto: rappresentazione vivente del martirio della santa patrona di Savoca, con costumi d’epoca. Protagonisti sono Lucia, interpretata da una bambina in abito bianco, e ‘u diavulazzu, in scena già dall’apertura della festa il sabato pomeriggio, che indossa un abito rosso e porta sul viso una maschera lignea del Quattrocento.

Savoca Sapori,
terzo fine settimana di novembre: mostra mercato dell’enogastronomia e dell’artigianato locali, con degustazione di prodotti tipici.

Premio Letterario Città di Savoca,
agosto, biennale: concorso nazionale di poesie in lingua siciliana e italiana, prima edizione nel 2007.

IL  PRESEPE VIVENTE

Nelle suggestive stradine del Centro Storico sono riprodotti luoghi e scene della Natività in un contesto mirato alla valorizzazione delle opere che sono la storia della cittadina medievale.

Le tagliatelle di pasta fresca fatte a mano, condite con finocchietto selvatico e ragù di maiale, sono la prima delizia che offre Savoca. In alternativa, i maccarruna (maccheroni di pasta fresca con le cotiche di maiale, solo in estate sostituite dalle melanzane) e, tra i secondi, la tagghiata, una grigliata di carni suine e ovine di produzione locale, “tagliate” con maestria dai macellai della Valle d’Agrò.

Solo qui, la famosa granita siciliana al limone è servita con la zuccarata, il biscotto locale. Savoca, poi, fa uno speciale pane cunzatu (condito con olio di oliva, peperoncino e origano) e a cuzzola, pasta fresca a lievitazione naturale, fritta in olio di oliva e arrostita sul carbone. Passando all’arte pasticcera, come non ricordare la torta al limone, le paste secche alla mandorla e i cannulicchi in cialda croccante farciti con cioccolata, crema pasticcera e al limone?

Ristorazione

Ristorante Pizzeria La Pineta

Cucina tipica siciliana, con terrazza panoramica vista mare, dove gustare dell’ottima pizza e altri piatti tipici del famoso film “Il Padrino”.

  Via Pineta, 3
  +39 334 3117304
 antosavoca@virgilio.it